Carnage di Roman Polanski

L’intrattenimento tagliente e sagace di questo piccolo gioiello firmato Roman Polanski trae spunto dalla pièce teatrale “God of Carnage” di Y.Reza. In un ritratto casalingo le inquadrature sono poste a servizio della vicenda e dei dialoghi ricordando un incontro di pugilato, in cui gli attori creano uno spettacolo epico in uno scontro di caratteri, abitanti di un raffinato soggiorno moderno. Le vicende della trama formano un intreccio dalla durata di poco più di un ora e un quarto in cui due coppie di coniugi si affrontano animando un crescendo narrativo, che scava l’uno nel lato oscuro del prossimo vicino.

Considero questo film di Roman Polanski un lavoro maturo e degno di nota, sicuramente maestoso e opera di un artista sublime, capace di creare un instant classic dopo l’altro. Carnage di Polanski è però anche un lavoro carico di vendetta artistica di un uomo che ama disfarsi dei frammenti taglienti di un’anima abituata a subire. Il film risulta quindi profondo e diretto al tempo stesso con una forma assimilabile ad una coreografia da balletto classico, in cui i caratteri si aprono e si chiudono istantaneamente, con dialoghi lucidi e carichi di una finta tagliente verità di facciata. In questo film da osservare ripetutamente siamo di fronte ad un’opera in cui il regista ama annientare lo schermo con ironia facendolo deflagrare su di noi: l’immagine restituitaci rappresenta una realtà che ci appartiene e in cui noi siamo vivi ed operanti.

I tulipani comprati in offerta a venti dollari per l’occasione saranno ridotti a brandelli e noi, ci domandiamo se un’edizione così rara di un libro su Kokoschka fosse soltanto degna di essere esibita in mostra sul tavolino del soggiorno. I protagonisti in secondo piano sono i rispettivi figli che in realtà si scoprono riappacificati e spensierati, mentre l’ostentazione di una cultura politically correct falsa, anima la superficiale purezza della società intera che è qui presentata. Io trovo però importante innalzare questo film a qualcosa di più ambizioso, l’intera narrazione vive della contrapposizione del mondo adulto con il mondo infantile e la genialità del regista è capace di farli coesistere e convergere al tempo stesso. Polanski ci mostra come i figli non sono nient’altro che la copia conforme dei genitori in una realtà che essi hanno costruito in loro funzione. Il luogo del gioco è sostituito da una vita di finzione e nascondiglio sociale tra le mura casalinghe dove tutto può e deve accadere. I personaggi risultano quindi degli automi già destinati ad esplodere e finiscono col dimostrarsi per ciò che sono, essi hanno solo bisogno di essere provocati per aprirsi definitivamente allo spettatore.

Il regista sembra sapientemente scandire l’introduzione di una piaga ovvero di un morbo all’interno di un contesto informale, apparentemente calmo e caloroso. Arrivati all’ultima matrioska, in fondo al tunnel narrativo si scorge una luce ma, si accende solo il luminoso display del telefono, che dimostra la vita adulta fatta di convenienze che deve continuare a produrre per non perdere ciò che è rimasto di sua proprietà. Quasi perdendosi d’animo Cristopher Waltz subisce in modo infantile la morte del suo smartphone affermando: “lì dentro c’è tutta la mia vita” , a dimostrazione che Carnage non è solo una prova di grande cinema ma un avvertimento premonitore diretto su di noi.

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