La Favorita di Yorgos Lanthimos

Il disgusto, lo spreco ed i giochi ingannevoli del potere sono qui rappresentati perfettamente e pongono in relazione fra di loro tre donne in un mondo che fuori dal palazzo reale le condannerebbe alla schiavitù ed alla sudditanza agli uomini, prima che al regno stesso. Lanthimos utilizza la prospettiva in modo magistrale e nella scena del tiro a segno rappresenta sapientemente la volontà Abigail di uccidere Sarah con un’inquadratura che la vede impugnare il fucile nella sua direzione, quasi come un desiderio rimosso. Lo scopo di Abigail è diventare la favorita al posto di Sarah e ricevere le convenienze dell’amore fisico e segreto della Regina in persona che si abbandona ai piaceri dispotici del potere e sessuali della carne, dopo una vita di sconfitte si trova schiava lei stessa della sua impossibilità a partorire degli eredi sani.

Di fronte a noi il regista pone una realtà lontana e distante ma non troppo, poiché è nelle somiglianze con l’attuale realtà che l’intero costrutto narrativo trova il senso di esistere. Emma Stone è il personaggio che ho amato di più, Abigail rimane così tanto attratta dal potere e dal voler riscattare il proprio rango antico ed ora decaduto che smette di provare attrazione persino per il sesso e per il proprio sposo, non cercandone neanche lo sguardo durante il rapporto sessuale. L’intera storia ci dimostra di come la nostra attrazione nei confronti del potere facile e del lusso di comandare e non di essere dominati ci cambi i connotati, ci faccia cambiare il modo di essere di pensare e di porci con gli altri. Tutto ciò fa il potere ancor più ambito della ricchezza. Il mondo illuminato e dispotico dell’epoca ci appare in chiave quasi umoristica ma terribilmente sarcastica ed in grado di rimanerci impressa per lungo tempo, la sporcizia e la gelosia sono qui rappresentati ai più alti apici cinematografici mai raggiunti prima.

La favorita di Lanthimos è secondo il mio punto di vista un’antica storia di raccomandazione attualizzatile anche ai tempi moderni. La stupidità del potere che spreca tempo lanciando arance ad un putto rimane la stessa stupidità che poi causa la violenza, che è la stessa dai bordelli ai palazzi regali. Emma Stone, Olivia Colman e Rachel Weisz formano un trio elegante e violentemente affascinante, la dimostrazione che tra donne e uomini non c’è nulla di dissimile quando si tratta di arrivare dove si sogna di arrivare. Ma il finale è ancor più emblematico e grottesco, puramente erotico e struggente: noi che non siamo nati per comandare potremo arrivarci eccome lassù dove sogniamo arrivare, ma il nostro scopo quale sarà? Rimarremo sempre a far solletico al potere vero, per non essere dimenticati e lasciati da parte. Il potere è come una bambina isterica che è degna di rimanere in vita solo se ha il potere di infliggere ai suoi sottoposti le proprie decisione, che possono riguardare il pranzo a base di formaggi pregiati o la guerra di un intero paese. Il film è degno di un grande artista che già si è costruito un suo pubblico fidelizzato e continuerà a lasciarci intimoriti dalla costruzione delle sue immagini.

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