Suspiria di Luca Guadagnino

Dario Argento è stato un maestro cinematografico per ognuno di noi, capace di farci appassionare ed innamorare anche indirettamente al cinema del brivido. Se qualcuno volesse smentire la sua influenza coscienti degli ultimi risultati del cinema argentiano, si troverebbe a dover rifiutare alcuni suoi capolavori intramontabili a cui tutti siamo debitori. Suspiria di Luca Gudagnino si staglia come un sogno realizzato dentro un incubo visivo da cui è difficile distaccarsi una volta che ne assorbiamo i colori, le architetture e i dialoghi così profondamente sensuali in un mondo fisso all’apparenza a cui oggi siamo abituati. Negli occhi di Dakota Johnson c’è il talento innato di una giovane ragazza promessa alla danza ed il film è il contrario di una favola dell’orrore ma narra la storia di una giovane adolescente in carriera fatta di nervi tesi, che conserva sotto i suoi dorati capelli rossi delle ansie nascoste e patologiche insite all’interno dell’animo umano; lei si rifugia nella danza e fuori regna l’incomprensione di un mondo in guerra.

Se dovessi accomunare la bellezza di questo film al mondo animale prenderebbe le sembianze di un leopardo capace di incantarci nella sua ferocia. La vera danza è del regista che riesce a creare un connubio elegante ed esplosivo tra le scene di tensione che pervadono ogni dialogo e le scene di orrore in cui le donne divengono bambole di legno al comando delle streghe. Questo memorabile remake non remake è in realtà un film indipendente che sotto altre spoglie avrebbe fatto urlare al capolavoro. Tilda Swinton emana una forza femminile tutta interiore che conquista con il gusto preciso e raffinato della messa in scena di Guadagnino, destinato a raggiungere livelli sempre più alti e prestigiosi. L’opera composta da sei atti ed un epilogo mi ha ricordato il destino di tante persone che lottano per un posto in una scuola prestigiosa, in un teatro e sognano le proprie opere in museo ma, si ritrovano a dover lasciare andar via le proprie amicizie e la loro vita non diviene nient’altro che schiavitù assoggettata al regno di persone più potenti di loro, in grado di comandare tutto non si sa come.

Dakota è una ragazza nata per ballare ma non sa a cosa si va incontro lungo la strada per il successo, a quali invidie e a quali possessioni interiori bisogna lasciarsi andare per ottenere il giusto tempo nelle prove di un balletto. La crescita interiore è la struttura su cui la storia s basa in questo film duro fatto di colpe umane, in cui noi siamo interrogati in prima persona e dobbiamo dimostrare di essere abbastanza ambiziosi da arrivare fino in fondo, scoprendo che l’amore domina sempre ed è la chiave che pulirà via il sangue dalla scena e dai tessuti delle vittime. E’ un film da rivedere e rivedere per capirne a fondo il montaggio così attento e felino, capace di risvegliare in noi la paura di essere osservati e sdoppiati in una situazione soprannaturale. Dopo averlo visto più volte mi viene da pensare che non sia solo un esperimento riuscito di un degno ammiratore ma, un pamphlet politico e filosofico sulla crescita personale in un mondo dello spettacolo fatto da Streghe ed Angeli, dietro cui si celano verità nascoste. Il messaggio è criptico: tutte vogliono partecipare alle prove per diventare danzatrici ma non tutte saranno disposte al sacrificio in nome della propria passione, rinnegando la propria famiglia ormai lontana le ragazze si dirigono verso un mondo mistico ed affamato, scisso dal mondo reale.

Fare un remake identico all’originale partendo dal film di Dario sarebbe stata un’operazione infantile trasportata da un’attitudine adolescenziale. Io sono nato anziano e continuo ad esserlo.

Luca Guadagnino intervistato da Francesco Alò

Ci troviamo di fronte ad una delle migliore opere d’arte a cui lasciarsi andare liberamente visto che fuori c’è un mondo in cui l’azione fine a sé  stessa domina, un vero osservatore sceglierebbe questo film che sa più di un concerto punk e classico ai nostri occhi. I colori e la cura dei vestiti, del trucco come delle ambientazioni rendono lo spettacolo una foglia dorata in grado di incollarsi agli occhi di noi spettatori trasportandoci e non lasciandoci più. Una vera festa d’amore per il vero cinema, quello degli ammiratori che divengono ammirati e quello che ci aspettiamo ancora da un regista così promettente capace di trasformarsi in mille forme pur non cambiando mai.

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