Burning di Lee Chang-Dong

Questo è per me il film migliore uscito nel 2018, quasi a segnalare l’arrivo di un’ondata di capolavori sudcoreani in arrivo che avrebbero conquistato i cuori e gli schermi del mondo intero raggiungendo l’apice creativo con quel congegno perfetto che è Parasite di Bong Joon-hoo. Questo film è stato recensito già da milioni di utenti ed è stato da alcuni incompreso e da altri idolatrato. Il mio intento verso un film così criptico e poetico a cui mancano molti riconoscimenti ufficiali, è semplicemente regalarvi la mia chiave di lettura, quella di cui sicuramente qualche cinefilo sarà alla ricerca.

I misteri che porta con sé il personaggio di Ben sono gli stessi misteri del mondo odierno… tutti vogliono perseguire uno stile di vita più conveniente e più sofisticato.

Lee Chang-Dong intervistato da Hollywood Reporter

La tensione ed il dubbio che il film è in grado di incidere su di noi sono il senso ultimo e primo di quest’opera, il cui scopo fortunatamente è donarci valide ed ambiziose domande piuttosto che inutili e faziose risposte. Ci troviamo essenzialmente di fronte ad un film sulla gioventù, dove Jong-Su è a mio parere l’incarnazione di un’innocenza sognante, che egli desidera esprimere tramite la sua unica invenzione: definirsi “scrittore”. La scoperta di un mondo costellato dal lusso è ai suoi occhi lucidi un mistero sino a quel momento occulto, ciò provoca la sua perdita di controllo e la sua disillusione. E’ dalla “Porsche” (oggetto ben evidenziato dal regista più volte) che nasce con un singolo sguardo la presa di coscienza della differenza di ruoli tra lui ed il conoscente, ed è tramite quell’oggetto che divampa nel finale, il letale incendio interiore. Con la seguente battuta: “Agli occhi miei tu sei un mistero” egli afferma a Ben la sua pratica impossibilità a scrivere di lui, con particolare allusione al contesto sociale in cui vive. 

Vi è una scena fondamentale per far sì che Ben venga approfondito in modo migliore: l’inquadratura di pochi secondi dove viene ritratto truccare una sua amica. La visione della donna che Ben può permettersi è una visione sia di donna come amica sia di donne “usa e getta” per la quantità di ragazze che egli si trova intorno, affascinate dal suo “reame” e dal suo stile che può permettersi grazie all’alto tenore di vita. La visione della donna di Jong-Su è invece quella di una società invece atavica basata su antichi valori in cui si lavora, ci si sposa e si muore dando il via ad una nuova generazione; il film è tutto fondato sull’esigenze nuove di una nuova ed inaspettata generazione. Hae-mi rappresenta la Corea che vuole fuggire, stanca di essere sottopagata e di mandare in debito la propria carta di credito schiava di un paese che non le da ciò che sogna: soddisfare la sua “grande fame”. Il pozzo a cui lei fa riferimento è tutto mentale ed è in grado di inventarlo emotivamente per cercare una salvezza vera nelle braccia di Jong-Su che però egli non ha le possibilità di donarle.

Ben non è minimamente interessato alla scomparsa della ragazza e credo che Jong-Su venga letteralmente spogliato del suo amore e lasciato in balìa dei propri desideri amorosi, intimi e nascosti essi avranno come primo sfogo  l’autoerotismo su cui il regista vuole soffermarsi più volte. Ritraendo un’immagine di assenza percepiamo quindi una presenza mancante che ricondotta a Ben come attuatore di tale mancanza, verrà sfogata nell’ultimo atto mediante un’azione attiva che è un’azione deviata. Io oso definire Ben un distruttore senza cura. Ben trova nell’impossibilità di una mancanza la totale libertà distruggere la presenza altrui. Vorrei comunque farvi però notare che, tutte le innumerevoli sfaccettature presenti nei personaggi, non sono per forza riconducibili ad un singolo archetipo ma, nell’opera di un grande artista come pochi al mondo, esse finiscono per mutare nei mistici colori del tramonto che la scena madre ritrae: i personaggi in questo intreccio di vite si  perdono piano,  l’uno nell’ombra dell’altro, lasciando in condizione vantaggiosa solo chi per assenza di legami possa permettersi una scomparsa dalla scena.

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