Pick of the week: Personal Shopper di Olivier Assayas

Personal Shopper è uno dei miei film preferiti di sempre ed uno dei migliori film mai realizzati nel ventunesimo secolo, non solo per la sinuosità e l’eleganza della regia (premiata a Cannes con il premio Miglior Regia) ma per la capacità con cui il regista affronta in modo chiaro e potente alcuni dei temi più attuali: la frustrazione di una non realizzazione sociale, l’identità di genere che va scomparendo, un passato che ritorna, la tecnologia che ci viene in aiuto a volte ma che ci tortura continuamente lasciandoci sulle spine. Olivier Assayas ci vuole far capire di come i fantasmi dalla nostra mente ogni giorno siano amplificati attraverso la realtà esterna che sfrutta gli apparecchi digitali e li incentiva a crescere ed a materializzarsi. Ogni città metropolitana che dipinge Assayas in Personal Shopper mi ha ricordato alcuni capolavori di Melville, in quanto distinguiamo solo le metropolitane e le strade affollate ma in modo tetro e lugubre come se lo stato d’animo della protagonista contagiasse il paesaggio con la propria fantasia.

La presenza costante dello smartphone è spettrale ed è a favore dell’intera immersiva narrazione, capace di riportarla indietro nel tempo, la protagonista viene perseguitata da uno stalker tramite dei messaggi e continua a rispondere nella speranza di fare pace con se stessa alla ricerca del proprio passato. Un’altra prova di come la solitudine ci condizioni delle azioni che non avremmo avuto il coraggio di compiere altrimenti, se fossimo stati in buona compagnia. La storia cambia lentamente nelle mani di una Kristen Stewart magnifica e mai vista così sapientemente inquadrata da nessun altro regista precedentemente, basterebbero poche scene per far entrare questo film nella storia del cinema per eleganza e perfezione di forma. Personal Shopper è quindi un’opera drammatica di mistero con i toni glaciali di una ghost story che ci colpisce ancora di più se inserita nel contesto del lusso, dello sfarzo, della moda e degli eventi così luminosi in primo piano e così oscuri e tetri nel retroscena.

You keep troubles in your mind

And you keep them there all the time

And you won’t share them apart

‘cause of your broken heart…

Anna von Hausswolff – Track of Time (Presente nella colonna sonora del film)

Maureen si trova a far parte di un mondo che desidera inconsciamente ma che forse non la rappresenta nello stato della sua attuale condizione, quando prova quei vestiti si proietta nella mente un’immagine ed un pubblico che è frutto della sua invenzione e del suo desiderio. Alla protagonista è la mancanza a sconfiggerla ed a trascinarla sul fondo, la presenza che lei cerca è lontana da quelle boutique alla moda ed è dentro il ricordo di chi ha vissuto con il fratello defunto, che saltuariamente torna a frequentare per porre delle domande sempre più esplicite. Le nostre superstizioni e le nostre paure sono qui toccate con un grande rigore artistico e ci vengono proposte per come sono: indecise e inappropriate ma anche causate da un male che c’è e che non vediamo ma di cui siamo certi dell’esistenza, forse il male reale frutto della bramosia di denaro anch’esso onnipresente.

Finalmente questo è un film di vero metacinema dove noi siamo partecipi alle esperienze della protagonista in prima persona e solo tramite l’esperienza di un grande maestro un film può rendere così realistiche e vere le situazioni di una storia così fantastica e soprannaturale. A tratti i fantasmi di Maureen ci sembrano anche nostri e ci appaiono davanti, in fondo alla scena nascosti e, con essi conviviamo nella medesima realtà ma non basta inserire la modalità aereo nello smartphone per scomparire in un abisso portandosi dietro i propri fantasmi, bisogna raggiungere una fase successiva e viaggiare: prendersi del tempo per sé e capire che cosa abbiamo inventato che ci spaventa così tanto. Ciò che mi impossibilita ad andare avanti personalmente dopo la visione di questo film è l’opera stessa, poiché la riguardo almeno una volta a settimana e la preferisco a tante altre novità che non riescono nell’intento dove Assayas riesce sapientemente creando un capolavoro, meno male che il passato ci può portare grazie al cinema anche dei buoni ricordi che spero restino lì per sempre.

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