Maps to the Stars di David Cronenberg

Oggi vi voglio presentare un film eterno e senza cuore da vedere in ogni istante della propria vita, come opera formativa e di crescita personale capace di aprirci la mente disintegrando i nostri pregiudizi e formando dei pensieri autentici. Il grande autore che è David Cronenberg si materializza tramite una regia stratosferica che si muove come una minaccia visibile accompagnata da una fotografia introspettiva e seducente. Il pathos emotivo del film è straziante ed erotico grazie alla personalità di caratterista di Julien Moore (Premio a Cannes per Miglior Interpretazione Femminile) che si rivela una perfetta interprete di un personaggio arrugginito, decadente ed impoverito da se stesso che risulta un contenitore di psicofarmaci e finta positività mascherata dallo sconforto di un passato migliore, ereditato dalle grande prestazioni attoriali della madre, scomparsa in un incendio.

E’ sulle ceneri di una lontana e sempiterna Hollywood che Maps to the stars ci invita in un viaggio senza fine, attraverso un ambiente in cui tanti spiriti arrivisti vorrebbero prendere parte alla danza. Il film che racconta non di celebrità ma solo di persone famose e sole, celebri grazie ad un grande pubblico che le ha trasformate in icone di uno stereotipo Hollywoodiano che rivela un mondo senza cuore e il cui unico desiderio è cancellare il proprio passato a costo di distruggere anche se stessi, la propria famiglia e gli amici senza scrupoli. Il significato essenziale del film ci pone di fronte ad un interrogativo: “cosa noi intendiamo e percepiamo quando si tratta di celebrità?”, “cosa dovremmo fare se chi ci deve aiutare e chi pensiamo sia votato a salvarci ha in prima persona e più di tutti bisogno di essere salvato?”. E’ un mondo inconcludente che David Cronenberg non costruisce ma ripropone conoscendone a memoria le vili sfaccettature di quello che appare come un diamante ma, in realtà è una pillola di Xanax frantumatasi su di noi come un’asteroide.

Il cinema non è mai al passato, esso non è un semplice documento storico audiovisivo ma, è sempre una fedele ed originale proiezione del futuro.

Ogni film di Cronenberg sembra apparire dal cielo come un evento inspiegabile e questo è a mio avviso un capolavoro con duplice potenza: una artistica e l’altra documentaristica. Da un lato Cronenberg si esprime in modo freddo lasciando recitare gli attori senza musica, rappresentando una situazione densa di reale, talvolta si lascia abbandonare allo spirito trascendentale del mezzo per evocare i fantasmi dei personaggi “in diretta” e così ci troviamo di fronte a delle inquadrature ritrattistiche cariche di esistenzialismo che trasuda da un ambiente malato, degne di Edward Hopper.

Ogni personaggio ha bisogno di essere sedato per cominciare ad esistere.

Havana non è generosa ma rimane sempre un’anima superficiale e sfrontatamente dedicata alla propria visione “di facciata”, forse è proprio contenta di morire e, veramente la sua scomparsa coincide con il talento che ha per autodistruggersi e vorrebbe tanto non sedarsi più per rallegrarsi. Lei riconosce in Agatha la propria parte mancante e fallita che rinasce dalle ceneri e così sottilmente le dice senza tatto: “vedi io sono come te… all’interno”. Il film è una perfetta scansione del reale che viene riprodotta in modo autentico ma al tempo stesso originale perché Cronenberg sa dipingere in modo talmente straziante ogni personaggio e se ci porta ad odiarli mentalmente, esso è il risultato del raggiungimento di una consapevolezza artistica che colpisce la nostra visione. La consapevolezza che acquisiamo è che quella dello spettacolo di un mondo che a parte rari casi di artisti che hanno saputo stravolgerlo dall’interno, è un mondo che imita se stesso e si auto-immola per cercare una soluzione che non sa darsi, che forse non esiste. Questo film è un documento monumentale frutto della strategia creativa di un grande artista con un magistrale percorso costruito, diversificato e personale. Il coraggio di un film simile è oggi alla portata di tutti noi e lo reputo un vero e proprio atto d’amore verso la libertà di parola. Se pensiamo che al cinema le immagini stiano come le parole ai capolavori letterari di un’era allora Maps to the stars rappresenta questa realtà celebre e desiderata per ciò che in realtà è destinata ad essere: fine a se stessa.

6 pensieri riguardo “Maps to the Stars di David Cronenberg

  1. Certi film di Cronenberg («Videodrome», «Cosmopolis», «A History of Violence», questo «Maps to the Stars», «eXistenZ», un po’ meno «Crash» o «Dead Ringers») hanno avuto una lucidità così chirurgica ed epifanica nel cristallizzare la follia della società occidentale “post-moderna”, sempre “presente”, che a mio avviso restano insuperati nel parlare all’«oggi», a un’attualità al di là del tempo: sono film che “concentrano” così tanto lo Zeitgeist del nostro tempo (o del tempo di poco precedente, vedi anche «A Dangerous Method») che, secondo me, resteranno forse per secoli (almeno spero) come “documentazione” di ciò che è stato, come i grandi romanzi di Conrad o Hugo o Tolstoj, o come le opere liriche di Verdi (io amo considerare che la conclusione del «Trovatore» è quasi una conclusione alla Cronenberg, che è un melomane: dalla «Mosca» ha tratto un’opera con Howard Shore): un “succo” inestimabile, capace più di ogni altra cosa (forse lo affiancano certe canzoni di Bowie, Nirvana, The Doors, Radiohead, certe commedie di Samuel Beckett, certi spettacoli di Grotowski, Barba, Nekrošius) di farsi paradigma della follia post-atomica e post-sessantottina che il mondo non smette mai, nell’eterno ritorno, di vivere…

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    1. Il tuo commento mi conforta, ottima visione. Per ciò che riguarda l'”eterno ritorno” non posso che citarti ed essere d’accordo con ciò che hai detto: l’abisso sta nel ripetersi di un ciclone fluttuante che auto-alimenta se stesso. Un esempio tangibile lo ritroviamo nel finale di questo film in cui tra figli della stessa madre i due ragazzi si sposano fra loro, dopo aver assunto una dose consistente di psicofarmaci sembrano dirsi: “io e te apparteniamo ad un mondo dove non ci accomuna l’amore ma, le medesime prescrizioni mediche”. Assurdo ma reale. Buona giornata a te e buona visione. Grazie per il tuo commento.

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  2. Una recensione molto interessante su un film veramente stupendo di Cronenberg. Cronenberg è sempre stato un regista capace di farci vedere i lati nascosti dell’essere umano e qui non è da meno. Riesce a creare dei personaggi stupendi e molto umani che ci pongono diverse domande.
    Ottima recensione!

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