Cosmopolis di David Cronenberg

Oggi parliamo della storia di una soggetto in particolare attraverso un percorso guidato verso il passato, questa persona nel corso del film diventa sempre più vulnerabile ed infantile e cerca di scappare inconsciamente dal mondo che si è costruito intorno e, da cui ora decide di fuggire. Robert Pattinson è stato sorprendente poiché ha deciso di interpretare un personaggio “anti-idol” regalandoci un’enorme prova di coraggio attoriale, dove rivela i caratteri animandoli con poche e decise espressioni che bastano alla descrizione del personaggio di Eric, il giovane miliardario. Non c’è nessun tipo di spiegazione narrativa ed esplicita in questo film ma c’è qualcosa di così profondo che la relazione tra lo spaccato di società rappresentata ed un opera di Rothko riesco ad avere la stessa estetica e la stessa potenza spirituale e incomprensibile. Cosmopolis va accettato come una “sensazione” e per capirla a fondo bisogna comprendere il rapporto tra l’inconcepibile che sta nel pensiero ed il tangibile di ciò che ci tocca e ci emoziona. Ricordiamoci sempre che siamo di fronte ad un film scritto e diretto da David Cronenberg.

L’arte non è una e-mail. Essa non ha un’argomento preciso e non spiega se stessa chiaramente. Non c’è infatti nell’arte una spiegazione dettagliata di un messaggio. Con l’arte del cinema crei una vita e non ha un “senso” nel comune modo di dire.

David Cronenberg intervistato da Studio Q

David Cronenberg ha detto a Robert Pattinson sul set: “atteggiati come se tu fossi un semplice giovane miliardario che va a tagliarsi i capelli, né più né meno”. Una volta che la limousine futuristica comincia il suo viaggio lungo le strade di New York, il protagonista va incontro al suo destino e si autodistrugge per proprio inconscio volere incontrando i bisogni di un sottosuolo sociale che per lungo tempo ha rifiutato, ma in cui si riconosce appartenere per “asimmetria” ed arriva a comprendere l’ingiustizia di un mondo che si basa sulla fortuna, incontrando la parte sfortunata. Questo è un mondo in cui tutto “accade” e accade per puro caso. Il rapporto tra Eric e la sua fidanzata mi ha fatto pensare a come l’amore sia un incontro di boxe in cui rimanere coperti sotto tutti i punti deboli possibili, senza mai scoprirsi. Eric si concentra sulla sua eloquenza, sul suo potere e sul garantirsi la stima e la collaborazione dei suoi dipendenti e così si lascia ingenuamente scoprire come traditore, subito dopo la sua ragazza lo scarica senza pietà, in un incontro in un ristorante fusion degno della migliore storia del cinema per come la fotografia ne esalta emozioni e anime. Quando il nostro personaggio esce dalla limousine gli si aprono di fronte le porte del mondo ma, non sa come comportarsi e da filosofo-scienziato diventa un incapace il cui dialogo con la sua fidanzata si risolve in un: “E’ così che le persone normali parlano, no?”, come se il suo scopo fosse quello di imitare la vita delle persone normali da cui ormai si è dissociato.

Elise è uno dei personaggi femminili più intriganti ed enigmatici mai creati in un film.

Eric si alza la mattina e si sente diverso, sa che qualcosa di inaspettato e sconvolgente nel suo universo è successo e comincia senza rendersene conto e a liberarsi della sua gabbia, dalla prigionia che si è creato egli intraprende un percorso di libertà che sfocerà nel dolore come unica novità rimasta. Il parrucchiere da cui egli si reca attraversando in diagonale l’intera città, inconsciamente ricorda la sua infanzia e ciò da cui lui è arrivato e da cui suo padre è passato per costruire la sua vita, incentrata sul figlio. Eric non è una celebrità ma la ricchezza immensa lo rende anonimo e indistinguibile quindi superiore all’essere una qualsiasi star da botteghino, la sua forza economica è così sbalorditiva rispetto a tutti gli altri poiché egli può concedersi il lusso della solitudine. Eric è quindi un mentore, seduto sul trono della sua limousine come un profeta attorno ai suoi discepoli. In questo pianeta la tecnologia ed il possesso invisibile che scaturisce da essa, sono il soggetto economico principale e chi ci dona la tecnologia prende sempre in cambio qualcosa da noi, qualcosa di più del semplice denaro. La mia riflessione è la seguente: lo stesso che sviluppa e crea tecnologia pilotando con miliardi di dollari le sue scelte creative, può usarla a suo piacimento come lo stesso imprenditore che crea un virus può essere il medesimo che ne svilupperà il vaccino e la soluzione.

Questo film non punta il dito  su nessuno ed è sbalorditivo poiché sa essere fortemente imparziale, capace di descrivere l’ambiente che circonda Eric descrivendolo in modo ancor più disumano del mondo del miliardario stesso, dove il suo successo non è solamente il frutto della sua visione ma soprattutto del loro lavoro quotidiano e del sacrificio dei suoi collaboratori. Robert Pattinson in questo film diventa tutto tranne che seducente, i suoi soldi sono l’unica cosa che gli rimane della sua eroicità perduta ed è un uomo senza spirito che all’apparenza potremmo scambiare per un modello o per un giovane universitario alla moda, l’appeal erotico scompare e in quanto anti-eroe egli si pone in modo malato e repulsivo nei confronti del mondo con cui si intrattiene e con cui si relaziona, rendendosi talvolta sgradevole. Sembra quasi che egli possa permettersi di dire ciò che vuole senza pensare di poter scatenare un comportamento di rifiuto da parte degli altri.  In questo film nessuno è buono, nessuno è altruista e ognuno recita pensando a sé, la propria idea di distruzione degli altri coincide con la rabbia che si scatena nelle strade e nei piccoli ristoranti. Cosmopolis non è la storia di un giovane uomo qualsiasi ma è la storia innanzitutto di un giovane uomo americano, in quest’opera potentissima che è autentica e profondamente artistica poiché non prega nessuno di essere amata.

9 pensieri riguardo “Cosmopolis di David Cronenberg

    1. Grazie per il tuo commento, come hai detto tu ha diviso molto soprattutto perché il rapporto teatrale che i dialoghi instaurano con lo spettatore non è a portata di tutti. Ma meno male che non tutta la critica è stata cattiva, infatti i “Cahiers du Cinema” che sono per me la buona critica, lo hanno inserito tra i migliori 10 film usciti quell’anno. Grazie ancora a te per aver letto e buona serata.

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