L’Uomo Che Uccise Don Chisciotte di Terry Gilliam

Solo dopo molto tempo ho potuto comprendere grazie ai grandi artisti come le opere più acclamate e riuscite non sempre si realizzano all’inizio della loro carriera e solo per motivi pratici. Per riuscire a raggiungere la forza voluta infatti il genio deve raffinarsi e soprattutto trovarsi circondato dallo stesso mondo che andava ricercando e che ora ha ottenuto in cambio della sua fama. Un artista per descrivere appieno l’ambiente che lo circonda ha bisogno di farlo dal suo interno, una volta arrivato e penetrato nello star-system hollywoodiano come personaggio affermato può permettersi di conoscere da vicino la verità come sua parte integrante; solamente come parte di un problema possiamo permetterci di rappresentarlo fedelmente. Facendo della propria arte la propria lancia da guerra, Gilliam è egli stesso Sancio Panza e Don Chisciotte e parte per un viaggio solitario ed immaginario per conto suo a cui siamo tutti partecipi e, come suoi nobili amici siamo invitati ad armarci di sogni e partire per un lungo viaggio. Attimo per attimo durante la visione affrontiamo un inaspettato crescendo malinconico che onora la grande letteratura, facendoci capire che essa non invecchia mai ma, come una bottiglia di buon vino sa solo migliorare e rendersi ancor più appetibile nel suo aspetto.

La vera arte proprio come la natura troverà sempre la luce anche spontaneamente.

La fuga di un regista intrappolato dalle proprie capacità sembra uno sguardo sul percorso biografico dello stesso Gilliam, che lo ha portato a conoscere il trono del denaro e del successo dove, tra tutti spopolano i mezzi attori e le donne svendute ai produttori. Nella ricerca della creatività smarrita, Toby (Adam Driver) ritrova il proprio passato in un sogno che aveva solamente cominciato a prendere vita, egli trova un vecchio dvd sbiadito contenente un suo vecchio soggetto: Don Chisciotte. Ogni singola inquadratura da quel momento a me parla come un oceano di stanchezza e ginocchia sbucciate, al fine di poter arrivare laddove ogni cineasta desidera: sul grande schermo dei cinema della terra e nel rispetto di tutti gli appassionati. Chi avrebbe detto che un artista per smarcarsi dalla sua solitudine si sarebbe trovato ancor più emarginato, in un mondo che non lo riguarda e che come Jacqui (Olga Kurylenko) vuole conquistarlo anche contro il suo volere pensando di piacere voluttuosamente ma, non essendo nient’altro che una brutta copia dell’amore immaginato?

Le rocambolesche avventure di due sognatori si incontrano dopo molti anni ed in questo film ognuno è inspiegabilmente legato in modo assoluto alle vicende dell’altro, ogni personaggio trova rifugio nella fantasia e nel dolce volare della mente che tanto amiamo e con il pensiero infatti realizziamo i nostri sogni ma anche i nostri incubi, infatti il film lascia spazio anche a momenti dove il sognatore viene schernito e deriso sotto gli occhi impassibili del resto delle persone. Adam Driver si conferma ormai come uno degli attori più influenti del ventunesimo secolo ed in questa pellicola è secondo me il volto che Gilliam decide di assumere, uno sguardo che intende raccontarci le imprese ed i “patti col demonio” che bisogna saper affrontare per arrivare a realizzare la propria visione. Quest’opera è senza censura alcuna e si presenta a noi con una tenerezza ed un’umiltà unica, capace di essere d’insegnamento per molti anni a venire.

L’uomo disonorato è peggio che morto

Miguel De Cervantes

Il nostro artista vituperato va alla ricerca del suo onore perduto e tenuto in gabbia dalla grande azienda dello spettacolo che lo ha a malincuore intrappolato, i suoi sogni sono stati realizzati ma lo hanno distrutto da dentro. Io personalmente spero che questo film faccia il giro del pianeta sempre più spesso, spero che lo acquistiate subito in ogni formato possibile per riguardarlo perché lo riproporrei come un inno alla bellezza dei sogni. Oggi farei in modo di far capire che i nostri sogni ed i nostri amori sono la nostra fonte vitale e dobbiamo accettarlo anche da adulti, poiché ogni giorno ci alziamo con la speranza di vivere un giorno migliore. Questo film assume con il tempo il sapore delle lacrime di speranza che ci causa, il controllo sul dolore che non riusciamo ad avere nella vita lo ricerchiamo anche in questa grande opera d’arte del maestro Terry Gilliam, dove ci viene dato uno strumento per capire cosa voliamo e chi siamo, infatti riusciamo ad avvicinarci al sapere perché l’amore per qualcosa o qualcuno ci porti così lontano. Sono passati venticinque anni da quando era un pensiero questo film ed ora vediamo scritto: “QUIXOTE VIVE!” su un cartello stradale posto nelle tortuose colline della campagna spagnola, esso è un simbolo scelto per incitare la gente a credere fortemente in ciò che stanno facendo ed in qualsiasi condizione si trovino, non è solo l’ambientazione di un film. Terry Gilliam è ormai una leggenda e sembrava sotto il peso di una stregoneria che lo aveva forse stancato ma, la sua presa di coscienza si riconosce in ogni immagine perché realtà e fantasia si confondono con magnifica originalità, dando vita finalmente ad un grande capolavoro che ancora forse dobbiamo meritarci davvero.

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