La Promessa Dell’Assassino di David Cronenberg

Le tematiche per cui Cronenberg si è fatto conoscere come grande cineasta ed autore sono sicuramente legate al mondo fantascientifico ed all’impossibilità di una tragedia immaginaria che accade nel reale e, piombando fra noi esseri umani ci lascia atterriti. Personalmente ho sempre pensato che David Cronenberg abbia dato il meglio di sé nelle sue prove più realistiche e concrete, egli è la dimostrazione di come un vero artista nella sua forma più pura debba affrontare tante facce diverse della realtà come i tanti diversi spigoli di un diamante pregiato, al fine di potersi esprimere raggiungendo l’apice della propria creatività. Con La Promessa Dell’Assassino il regista ci parla di pene da espiare, di violenze subite e restituite e di rapporti famigliari spinti all’eccesso dalle regole di una vita mafiosa sacrificata per il nome della propria famiglia e dell’organizzazione criminale.

Se dovessi decifrare la realtà che Cronenberg rappresenta io la dividerei in un “sopramondo” ed in un “sottomondo” ovvero dove tutto accade e dove l’impensabile trova sfogo in una realtà che conosciamo ma che è sconosciuta ai nostri occhi e mai affrontata dalla nostra anima. Come può una giovane ragazza educata interpretata da Naomi Watts innamorarsi del presunto mafioso interpretato da Viggo Mortensen, rude e tatuato egli sembra un uomo buono sotto l’effetto di una maschera che come un mostro marino lo ricopre di un’altra pelle. Sono molti i dilemmi che ci avvolgono e sono poche e concise le risposte vere che possiamo dare. L’autore dietro quest’affresco spietato ci dimostra di come noi evitiamo la soluzione o la strada più semplice in nome del sacrificio di cui solo noi siamo a conoscenza, chi infatti meglio di noi può conoscere i dolori ma anche gli errori che ci affliggono e che ci spingono a redimerci in maniere differenti?

La personalità di Nikolai vive sotto la maschera di un mafioso capace di esplicitare la sua natura alterata.

La fotografia è glaciale e la messa in scena ci si presenta come un proiettile dorato destinato ad incastonarsi nel nostro sguardo. Lo studio dei particolare è all’apice delle possibilità e persino per me è stato difficile distaccarmi dalla storia una volta aver terminato la visione del film, senza una connessione diretta con la nostra anima e con il nostro pensiero tutta quest’impressione che ho ricevuto non sarebbe stata immaginabile. Cronenberg conosce ogni modalità tramite cui restituirci la realtà che vogliamo negare e che nascondiamo e sa come affrontare le storie più dure con una grazia di fondo ed una semplicità che ci lascia sbalorditi. Non c’è una situazione che non pare reale e la composizione del quadro scenico è così ben architettata che lascia di ogni frame un grande ritratto di una situazione dell’anima più che del corpo: la verità è che viviamo dentro una lotta costante.

In ogni film di questo regista i protagonisti combattono più con loro stessi che con chi li circonda e la battaglia che affrontano non è mai subita ma risulta più come una presa di posizione ed una scelta alquanto ambigua che pian piano viene svelata lasciandoci coinvolti nel mistero ed affascinati. A mio parere questo è il film migliore di questo regista perché tutte le sue tematiche sono espresse nell’unico modo che poteva sembrare inconsueto per lui: esprimersi con un racconto terrificante ma realistico e “quotidiano”. Perché il male esiste? Siamo costretti a subirlo praticamente ogni giorno della nostra vita, magari anche nelle sue forme più piccole e subdole ma ne siamo a conoscenza e non possiamo negarlo. Io credo che Cronenberg sia un esperto conoscitore del male e sa che la sua è una presenza che pare infinita ed è incapace di scomparire del tutto dalle nostre vite. Come una perla ci si presenta sotto più forme, talvolta false e talvolta meravigliose e vere così la vita è una questione di scelte e talvolta non abbiamo sempre a disposizione il meglio di ciò che desideriamo e, non ci resta che scegliere tra il peggio ciò che è migliore per noi e per chi ci sta affianco.

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